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Articolo inserito da Roberto Brunelli in data 19/02/2008
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Antonio Pini - Pittore
ANTONIO PINI

Nato a S. Sofia di Romagna ( FC ) nel 1944
Inizia fin da giovanissimo a dipingere consigliato dal Maestro Luciano Greggi che lo incoraggia a proseguire.
Trasferitosi per studio a Stia in Casentino ( AR ) prosegue la sua attività sotto la guida di Donatello Volpini: è tra i primi partecipanti al premio Campigna.
Predilige come soggetti nature morte e paesaggi, anche se si è orientato molte volte al ritratto ottenendo buoni risultati.
La sua tecnica preferita è la pittura ad olio.
Ha frequentato corsi presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Laureatosi in Scienze Politiche presso l’Università di Bologna, ha lavorato come consulente di Marketing.
Continua con rinnovato entusiasmo a dipingere ed a partecipare a concorsi ed esposizioni con nuove opere.
E’ uno dei fondatori ed animatori del gruppo “Amici dell’Arte” di Forlimpopoli ( FC ).
Antonio Pini vive e lavora a San Martino in Strada ( FC ).





Scrivono di lui:


“La pittura è la passione di tutta la mia vita”: con quanta efficacia e quanto sentimento, Antonio Pini, nato a S. Sofia nel 1944, riassume la vocazione manifestatasi sin dalla prima giovinezza e le successive esperienze e frequentazioni. I ricordi si snodano con un affetto venato di quieto rimpianto. “Attorno al 1955, quando percorrevo a piedi 5-6 chilometri lungo la strada che da Celle porta a Campigna, per acquistare un gelato, qui incontrai un pittore santasofiese, Luciano Greggi, che dipingeva a cavalletto “en plein aire”. Fu un’illuminazione: mi recai a Forlì, ove non ero mai stato, per rifornirmi da “Manoni” di tele e colori, spendendo tutti i miei piccoli risparmi. Greggi mi insegnò la tecnica della spatola, alla quale sono sempre rimasto fedele, valutando poi le mie realizzazioni e consigliandomi. Tante mie scelte, comunque, come l’uso della prospettiva erano spontanee, istintive. Nel 1958, quando studiavo a Stia, in provincia di Arezzo, frequentando Donatello Volpini, il proprietario dell’esercizio in cui acquistavo i colori, il quale presso l’Accademia aveva derivato una grande perizia nel disegno e nel chiaroscuro. Conobbi anche Aldo Tognaccini, un artista che nei modi e nelle suggestioni si ispirava ad Ottone Rosai. Miei maestri, poi, all’Accademia di Firenze furono Pietro Annigoni e Gianfranco Ferroni, il primo raffinatamente tradizionalista, l’altro assai prossimo, in quel periodo, all’informale. Continuai a dipingere pure negli anni dedicati sia al lavoro, dopo il conseguimento della laurea in Scienze Politiche, a Bologna, sia alla famiglia, col matrimonio e con la nascita dei miei due figli. Divenuti questi adulti e terminata la mia attività lavorativa, con piena soddisfazione sono tornato all’Arte a tempo pieno”.
Un così ricco bagaglio di conoscenze si è tradotto in un articolato percorso: dopo gli inizi figurativi e una produzione, subito dopo il periodo fiorentino ( che palesa il fascino esercitato dall’informale, con immagine molto “fuse” con lo spazio circostante, grazie anche all’uso di pochi e chiari colori, con improvvise e brevi accensioni di azzurri, di rossi e di bruni ), Pini è approdato alla cifra stilistica che lo bagna di luce, nei notturni pervasi dal fascino del chiarore lunare, nei mesi in cui sono coperte di neve, o nel loro mutare di stagione in stagione. Non mancano, poi, immagini di valli lagunari, pinete, di piallasse e capanni o di paesaggi “esotici”, legati alle vacanze a Capo Verde. Precipua la funzione delle cromie nell’accordarsi all’ora e al luogo e nell’assecondare pienamente il sentimento. La spatola stende i colori, dalla densa, rilevata matericità, costruendo per il loro tramite l’ immagine, vibrante di suoni e di silenzi, di luce e di più ombrosi recessi, di emozioni intense, ma raffinatamente trattenute, di energia interiore fusa con la dolcezza dell’armonia. Se le limpide, sintetiche, potenti composizioni consentono di cogliere il motivo naturalistico ispiratore, esse del pari rivelano un’intrinseca concettualità, tesa a dar voce all’anima, a cogliere il respito dell’ universo. E’ significativo che l’artista prediliga tele rettangolari, di altezza ridotta e base, invece, molto allungata, sì da suggerire uno spazio libero, ampissimo, che si fa ricerca dell’infinito. Le molte collettive e personali hanno consacrato il successo di Antonio Pini, che vive e lavora a San Martino in Strada.

FLAVIA BUGANI






Il paesaggio sollecita soluzioni pittoriche di forte suggestione esd offre infinite possibilità alla ricrca introspettiva.
Dal XIX secolo ad oggi i grandi esempi della pittura di paesaggio rappresentano efficacemente il percorso dell’Arte contemporanea evidenziandone tutti gli aspetti: dalle sperimentazioni ai ritorni, dalle contraddizioni alle riprese e agli sviluppi, una testimonianza che mostra la cultura del paesaggio da premesse realistiche e naturalistiche ha progressivament accolto ogni tendenza, passando daall’impressionismo, al simbolismo romantico, dall’astrattismo informale fino al concettuale e alle ultime avanguardie.
Il paesaggio rimane ancora oggi per la pittura fonte inesauribile di sollecitazioni in gradi di accendere tavolozze e, come non mai, annuncia inedite dimensioni spaziali imprevedibili e conseguentemente non esistono possibilità di codificare delle regole al suo operare.
Pini avverte, nell’ esasperato parallelismo dei suoi orizzonti, che cielo e terra stanno avviandosi verso una nuova simbiosi cosmica e che gli elementi del paesaggio stanno perdendo la loro identità fisica tradizionale; la sua è una visione, spontanea, diretta, priva di filtri intelletualistici concettuali.
Lo spazio sembra privo di atmosfere e di ombre, immobile in una stagione estiva senza fine.
Pini esprime certamente l’aspetto più vero del paesaggio, evita il traslato e la deformazione interpretativa, accetta il paesaggio come la natura lo propone, non l’abbellisce, né lo sterilizza dagli aspetti più comuni.
Una pittura, quella di Pini, da godere con lo sguardo: un’immagine che ripropone una natura incontaminata, dimenticata da troppo tempo.

LUIGI TIMONCINI






La produzione artistica di Antonio Pini trova le sue motivazioni non in un a ricca affannosa di tecniche o di richiami stilistici, un po’ alla moda, ma in una genuina adesione a sentimenti di ricerca e di situazioni di pace e di serenita.
Infatti, la stessa scelta di paesaggi o sfondi o semplici “sguardi” verso una natura non contemplativa ma stimolante ci offre una ricca testimonianza di suggestioni che sollecitano un dialogo intimistico fatto di emozioni e di evocazioni.
E’ la pittura della esaltazione contradditoria della vita e dei suoi volti: i paesaggi sono usati come la tavolozza dei colori, mescolati per una risoluzione e contrasto che rende viva la presenza di stati d’animo diversi e consente di scoprire, di volta in volta, i segreti e il respiro della natura.
Antonio nella natura cerca di trovare l’immagine dell’Essere, del perpetuo divenire, del travolgente e misterioso infinito della vita.
Questo senso di ansia di vivere pervade tuta l’opera artistica di Antonio e la rende partecipe a tutti noi e sembra quasi un invito a leggere il paesaggio della natura come lo “specchio di Alice”: attraverso gli incanti, gli incantesimi e le meraviglie che cerca di offrirci ancora, con vivacità espressiva, un mondo che sta perdendo l’antica identità ma che forse rivive e rinasce in un “tradizionale libro colorato”, che vuole essere un omaggio ideale di Antonio alla vita che si rinnova.

FRANCHINO FALSETTI






La pittura di Antonio Pini si basa su motivi ricorrenti e per certi versi antitetici: c’è la visione affettuosa della terra , dei paesaggi a lui consueti, delle piante e delle cose, delle colline e dei fiumi, ma c’è anche una ricerca quasi angosciosa, il desiderio di esplorare ciò che si nasconde dietro alla realtà di ogni giorno, di addentrarsi nel dubbio esistenziale, nel porsi l’eterna domanda: ciò che i miei occhi vedono è la realtà, o c’è qualcosa a me sconosciuto che si agita e freme dietro i contorni rassicuranti di ogni giorno?
Per esplorare questa strade, Pini usa magistrale tecnica pittorica rabbiosa, colpi di spatola violenti, aggressivi, che producono effetti sorprendentemente suggestivi insinuano anche quel senso di rivolta, di ricerca inesausta, che usa i colori e le forme per presentare i tormenti, i dubbi, le speranze dell’uomo di oggi, pervaso da una frenesia che lo conduce non si sa bene dove.
C’è mistero nella pittura di Pini, anche nelle visioni di fiumi e lande conosciute: e c’è l’eterna collera dell’uomo, sperduto in un universo sconfinato, ala ricerca di una ragione d’essere e di uno scopo reale per esistere, nell’addensarsi improvviso di oscurità, nel ribollire di forme dalle proporzioni inusuali, che dominano i suoi dipinti più belli, sfuggenti e misteriosi come le dimensioni dell’anima.
Pini ha iniziato alcuni anni or sono, ad esporre le proprie opere dapprima in ambito locale, poi in luoghi sempre più prestigiosi, come Bologna e Ferrara, accompagnato sempre dall’attenzione della critica e dal consenso del pubblico. E’ un artista che sta camminando con energia e intelligenza lungo un sentiero che porta sempre più in alto.
A ogni nuova mostra, ci offre qualcosa di nuovo, un passo avanti sulla strada di una ricerca che donerà ancora grandi sorprese.

UGO MALAGUTI










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Commenti
 
Commento inserito da Roberto Brunelli in data 25/05/2010 21:06:50

L' Artista Antonio Pini in mostra alla Rocca di Forlimpopoli fino a Domenica 30 maggio 2010

 




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