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Articolo inserito da Ruggero Ridolfi in data 11/11/2012
Attività culturali
tratto da Ruggero Ridolfi – Oncologo – ISDE Forlì
letto 2387 volte in 7 anni 2 mesi e 11 giorni (0,91)
SCIENZA E GIUSTIZIA: UN FILO ROSSO FRA L’AQUILA E TARANTO

Se gli scienziati della Commissione Grandi Rischi poco prima del disastroso terremoto dell’Aquila avessero detto semplicemente quello che dicono ora: “i terremoti non sono prevedibili” non sarebbero certamente incorsi in condanne penali. Pressati dalla crescente ansia della popolazione, essi non hanno giustamente evacuato Sulmona per un terremoto annunciato per il 29 Marzo 2010 da voci incontrollate provenienti da previsioni poco attendibili. Ma dall’evitare decisioni irragionevoli ed ingiustificate, quale l’evacuazione inutile di una città, ad assumere la decisione di voler tranquillizzare a tutti i costi la popolazione, ce ne passa. Esperti di una Commissione istituzionale hanno affermato pubblicamente “potete dormire tranquilli nei vostri letti”, poche ore prima della terribile scossa aquilana del 6 aprile 2010 ed i cittadini sono stati di fatto autorizzati ad abbandonare ogni atteggiamento precauzionale. E’ stato vanificato quello stato di allerta dettato dalla paura, forse per lo più irrazionale, ma che pure è un istinto, spesso salva vita, di cui la natura ha dotato uomini ed animali . E’ venuta meno la Prudenza, che viene richiesta nella comunicazione da parte dei medici nei confronti dei pazienti e da parte degli uomini di scienza nei confronti della popolazione: è questo che il Giudice ha voluto punire.

L’esperto, lo scienziato ha il dovere di essere ben informato ed aggiornato sull’argomento che tratta e di riportare correttamente le informazioni supportate da studi e pubblicazioni scientifiche accreditate. Deve avere l’umiltà di riconoscere che la scienza può non avere le risposte per tutti i quesiti. Proprio per questo, quando non ha dati sufficienti, non può permettersi di trarre conclusioni che non siano ispirate alla Prudenza ed al Principio di Precauzione.

C’è un filo rosso che congiunge la vicenda dell’Aquila con quanto è venuto recentemente alla ribalta a Taranto. I dati di un inquinamento ambientale senza precedenti e di un tragico quadro di morte e malattie  per i lavoratori e gli abitanti della città, sono emersi  grazie all’azione di un Giudice, perché fino ad ora, per anni, evidentemente gli “esperti”, conniventi o “collusi” con gli Amministratori, hanno continuato a negare e sottostimare non solo il rischio ma anche la tragica realtà. Esiste un’amplissima letteratura sui danni derivanti dall’inquinamento di acciaierie, alti forni ed  inceneritori, che si va ad aggiungere, ora,  ai dati resi noti, con grande senso di responsabilità, dall’Istituto Superiore di Sanità con lo studio “SENTIERI”, sono dati impressionanti: +35% di decessi per i bambini sotto un anno di età e per tutte le cause; incremento dei tumori del 30%, con picchi che superano il 400% se si parla di mesoteliomi pleurici e del 100% per i tumori dello stomaco.  Chi ha detto e continua a dire  che “non ci sono dati sufficienti  e che “necessitano ulteriori conferme” o non era informato (ed avrebbe dovuto tacere) o ha voluto deliberatamente negare i rischi presenti a Taranto.

E’ ora che Governanti, Amministratori ed Esperti inizino a trattare il pubblico come persone adulte e  responsabili, che abbandonino gli atteggiamenti paternalistici per non spaventare gli ignari cittadini e per non creare “falsi ed ingiustificati allarmismi”. Le persone adulte vanno informate e messe nelle condizioni di decidere se e come prendere le proprie precauzioni. Devono  conoscere lo stato dell’ambiente in cui vivono ed i rischi anche potenziali per la propria salute derivanti dall’eventuale inquinamento del proprio territorio.

Tutto questo ovviamente in un mondo in cui i Governanti,  gli Amministratori e gli Esperti siano onesti e veramente al servizio della Comunità ed in cui i Giudici non debbano essere, in mancanza di altri, gli unici guardiani dell’ambiente e della salute.

Ruggero Ridolfi

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